中国

Reportage, recensioni e fotografie della scena artistica e musicale cinese: è questo ciò che troverete nel mio blog. Perchè la Cina non è solo il colosso mondiale di cui tutti oggi parlano, ma qualcosa di più: un coro di piccole voci che aspettano solo di essere ascoltate.

giovedì 22 novembre 2012

L'AIDS in Cina: Love for Life



 "La FEBBRE": tutti parlano di "lei", tutti hanno paura di "lei", tutti cercano di fuggire da "lei", ma nessuno ci riesce, tutti prima o poi, moriranno. Ma di quale febbre stiamo parlando? Forse una delle più temute: l'AIDS.
Il regista Chengwei "affronta l'AIDS" nel suo terzo film: "Love For Life". In un piccolo paese di campagna, la tranquillità è interrotta da quella che tutti chiamano "febbre", difficile da combattere anche nei paesi più sviluppati, pansate voi in un paesino, dove le case non si possono chiamare case, dove la tecnologia è quasi inesistente e, di conseguenza, la stessa informazione è nulla.
L'aids si diffonde in questa piccola comunità cinese proprio a causa del fratello del protagonista, che convince i compaesani a donare il sangue con la promessa di denaro veloce. Cosa fare in questi casi? Cosa fare di fronte alla certezza di non poter guarire e di morire molto presto? Arrendersi? Troppo semplice. Combattere? Sì.E come? godendo di ciò resta loro, consolandosi con gli amici e rivivendo le passioni.

 Gu Chengwei affronta in maniera diversa questo tema: cerca di non cadere troppo nel tragico, o comunque evita di farlo nel momento in cui è possibile farlo, così come cerca di "addolcire" questa piaga sociale con l'umorismo, forse un umorismo un pò amaro, ma pur sempre umorismo.


 La storia parla di due giovani malati di AIDS, entrambi con una famiglia alle spalle e che decidono di abbandonare per coltivare la passione che è nata tra di loro, con il fine ultimo di sposarsi. Nonostante le difficoltà, dopo una serie di incontri illeciti, ci riusciranno.

è interessante notare la continua presenza del colore rosso: il rosso che distingue una delle protagoniste all'interno del villaggio, il rosso dei documenti del matrimonio, il rosso del vestito della protagonista, il rosso della carta delle caramelle e naturalmente il rosso del sangue che si vede scorrere da dietro la porta.


Film interessante, commuovente, che fa luce su uno dei tanti problemi sociali che va a colpire le zone rurali cinesi, il tutto nato per un principio ben più futile: il business.


lunedì 19 novembre 2012

sabato 10 novembre 2012

HERE, THEN di Mao Mao

....INCAPACE DI GIUDICARE...

 Avendo lavorato nella passata edizione dell'Asiatica Filmmediale, Incontri con il Cinema Asiatico, ho avuto la possibilità di conoscere (ma di vedere ben poco) numerosi film e documentari asiatici appartenenti soprattutto al cinema indipendente. A vincere il premio come Miglior Lungometraggio 2012 è stato Here, Then (Bi Shi Ci Di) del regista cinese Mao Mao.


 Incuriosita, ho deciso di vederlo e l'ho visto con una raccomandazione nella mia mente che mi è stata fatta dal regista stesso: "è noioso!" Un regista che arriva a definire il suo stesso film noioso, mi lascia riflettere, ma non è il primo: molti prima di lui hanno "rinnegato" alcuni dei propri lavori. Ecco, dopo aver visto questo film, ho pensato "Beh, non aveva tutti i torti". Con questo non voglio affermare che "Here, Then" fosse una completa delusione, ma per vederlo bisogna armarsi di una buona dose di pazienza e anche di una tazza di caffè. Questo film di un'ora e trentasetta minuti si presenta come un susseguirsi di scene lunghe, poco movimentate con un dialogo che in totale durerà si e no 5 minuti (nell'intero film). Non che io ami i film d'azione, assolutamente. ma l'eccesso di formalismo spesso ha un esito negativo. Non nego che nel film ci siano scene, inquadrature particolari e molto belle, anche il gioco che il regista spesso usa tra lo sfocato e la messa a fuoco...però spesso non riuscivo a trovare una continuità logica e razionale tra una scena e l'altra.
Comunque sia, il film tratta dei drammi dei ragazzi cinesi di oggi: c'è chi abbandona la campagna per dirigersi nella grande metropoli pechinese, ritrovandosi a fare la prostituta, chi si lascia e decide di avere una storia con un uomo sposato, chi, deluso dall'amore, decide didar sfoco alla sua rabbia tramite uno stupro.


 Non nego che i temi trattati siano estremamente interessanti, soprattutto se si fa riferimento ad una società, come quella cinese, in rapida evoluzione, un'evoluzione che spesso porta allo spaseamento e alla mancanza di sostegno e speranze, ma, a parer mio, se il simpaticissimo (dico davvero) Mao Mao avesse evitato di eccedere nel formalismo e di utilizzare un pò più di razionalità sarebbe stato meglio. Certo, io non sono nessuno, nè tanto meno un'esperta per poter giudicare un film, si tratta solo di un mio parere.



 Forse molti non lo condivideranno, anzi è così, dato che ha vinto già numerosi premi. Mao Mao non è stato di certo il primo a fare film di questo genere, anche altri grandi artisti ne hanno fatti, ma quando si decide di intraprendere la strada del "particolarismo", bisogna essere sempre accompagnati da una profonda poeticità, altrimenti il film rischia di perdere la propria sostanza.
Nonostante non abbia apprezzato pienamente questo film, consiglierei comunque a tutti di vederlo e soprattutto è da riconoscere una cosa a Mao Mao, così come agli attori del film e al prodottore: dopo aver vinto il premio e dopo che il festival è terminato, tutti loro sono rimasti a festeggiare con noi, "poveri lavoratori" del festival,offrendoci da bare e condividendo la loro gioia. Perciò...GRANDE MAO MAO