Reportage, recensioni e fotografie della scena artistica e musicale cinese: è questo ciò che troverete nel mio blog. Perchè la Cina non è solo il colosso mondiale di cui tutti oggi parlano, ma qualcosa di più: un coro di piccole voci che aspettano solo di essere ascoltate.
..."MOST OF PEOPLE IN THE WORLD ARE STRANGE, BUT IN CHINA STRANGE PEOPLE ARE MORE...."
JOYSIDE
Per tutti coloro che ne vogliono sapere di più sul PUNK-ROCK pechinese, consiglio vivamente "BEIJING BUBBLES", documentario del 2005 di Susanne Messmer e George Lindt.
Un video del documentario:
E naturalmente nel documentario non potevano mancare loro...grandi grandisimi HANGGAI
如果有一天我走了,你会像马达那样找我吗?会啊!会一直找我吗?会!会一直找到死吗?会!你撒谎!
"- se un giorno dovessi andare via, mi verresti a cercare come Mada? - Sì!
- mi verresti a cercare per tutti la vita? Sì! mi verresti a cercare fino alla morte? - Sì!
- Menti!"
è in questo modo che inizia e termina il film Suzhou He (苏州河) del regista Lou Ye.
Tipico film della Sesta Genrazione: corrente del cinema underground sviluppatasi negli anni '90, dopo la tragica repressione del movimento democratico di Piazza Tian'an men dell'89. Si tratta di film girati in maniera veloce e a basso prezzo con attori e attrici non professioniste, un cinema che si avvicina molto a quello neorealista Italiano. Si tratta di un cinema individualistico, antiromantico, focalizzato sulla società urbana cinese, dominata da individui delusi, disorientati di fronte alla società contemporanea cinese.
SUZHOU HE segue le vicende di 4 personaggi ai confini della società cinese e si apre con il monologo di un videomaker sull'omonimo fiume (Suzhou he) che attraversa Shanghai e sull'amore. Non riusciamo a vedere il suo viso, il suo corpo, è come se noi fossimo l'attore, come se vedessimo il tutto tramite gli occhi del videomaker.
"Questo
videomaker che vive vicino al fiume Suzhou, si innamora di Meimei,
una giovane che si esibisce come sirena in locale notturno.
Di solito la giovane sparisce senza proferire parola,
come misteriosamente scompare, così riappare nel
mistero. Un giorno il videomaker incontra Mardar, un
corriere coinvolto in varie attività criminali; questi
corteggia la sua Meimei. Mardar racconta al videomaker
geloso le sue motivazioni: tutto inizia poiché un tempo
una delle sue mansioni era portare in giro Mudan, la
giovane figlia di un socio della società per cui lavorava.
I due si innamorano, nonostante ciò, a causa di un losco
giro di affari, è costretto a rapirla. La ragazza delusa,
con il cuore infranto, salta nel fiume Suzhou.
Il suo corpo non viene mai ritrovato. Il corriere viene arrestato
e messo in prigione. Mardar spiega di essere fermamente
convinto che Mudan sia ancora viva e continua a
cercarla da molti anni. Per l’incredibile somiglianza
di Meimei con Mudan egli crede che lei sia proprio il
suo amore scomparso. Intanto, qualcosa tra il
videomaker e Meimei sta cambiando. Meimei inizia poco a
poco ad essere sempre più coinvolta dal racconto del perduto
amore di Mardar, decide di vestirsi come Mudan e prendere certi
suoi atteggiamenti. Mardar però lascia la città
ed infine ritrova la sua Mudan per caso in un negozio dei
sobborghi, informa il videomaker della sua felicità
ritrovata, ma presto i loro corpi vengono trasportati
dal fiume Suzhou dopo un incidente causato da un
motociclista ubriaco. Al videomaker viene richiesto
l’identificazione dei corpi dei due giovani. Mudan è
identica a Meimei!
Meimei
scopre così che quello che Mardar le diceva era vero,
si sente stordita da una così profonda storia d’amore e
non riesce a continuare ad essere la ragazza del videomaker,
infatti non sopporta di avere una vita comune. Decide di
lasciarlo con una domanda: " Se ora ti lascio, mi
cercherai, come Mardar cerca Mudan?"La
storia non è complessa, ma può facilmente confondersi
per l’intreccio narrativo che Lou Ye usa per spiegare
le vite dei protagonisti, in un rimando di specchi che
confonde i ruoli, i piani temporali e le vicende: il
protagonista e la sua ragazza vengono avvicinati e
sovrapposti. Per confondere ulteriormente, il regista
con molta abilità si è servito della stessa attrice per
personaggi differenti che vengono amate da due uomini
in modo differente. Il videomaker ama Meimei, quando
lei scompare all’improvviso e lo lascia malinconico. Quando
nota che Meimei è toccata dalla vicenda di Mardar, non
riesce ad essere fino in fondo geloso e possessivo, non capisce
che forse lei è cambiata irrevocabilmente, ora che la
storia del triste Mardar è entrata nella sua vita,la
ragazza vuole verificare fin dove arriva la devozione
del videomaker. Meimei è invidiosa di Mudan, anche dopo
la sua morte, infatti sparisce ancora, gioca questa
carta per imitarla anche in questo. La pellicola è affascinante, la
narrazione mette in risalto romanticismo e
disillusione, anche attraverso i movimenti di camera a
mano che fluttuano ed evidenziano l’emotività e il
coinvolgimento dei personaggi. Il montaggio ha uno stile innovativo
e i colori della pellicola immergono nella vicenda facendo
trapelare ogni tipo di sentimento di chi vi viene
delineato e ricostruito dalle luci, ombre e sfumature." (http://www.cinaoggi.it/recensioni-film-cinesi/suzhou-river)
"La FEBBRE": tutti parlano di "lei", tutti hanno paura di "lei", tutti cercano di fuggire da "lei", ma nessuno ci riesce, tutti prima o poi, moriranno. Ma di quale febbre stiamo parlando? Forse una delle più temute: l'AIDS. Il regista Chengwei "affronta l'AIDS" nel suo terzo film: "Love For Life". In un piccolo paese di campagna, la tranquillità è interrotta da quella che tutti chiamano "febbre", difficile da combattere anche nei paesi più sviluppati, pansate voi in un paesino, dove le case non si possono chiamare case, dove la tecnologia è quasi inesistente e, di conseguenza, la stessa informazione è nulla.
L'aids si diffonde in questa piccola comunità cinese proprio a causa del
fratello del protagonista, che convince i compaesani a donare il sangue
con la promessa di denaro veloce. Cosa fare in questi casi? Cosa fare di fronte alla certezza di non poter guarire e di morire molto presto? Arrendersi? Troppo semplice. Combattere? Sì.E come? godendo di ciò resta loro, consolandosi con gli amici e rivivendo le passioni.
Gu Chengwei affronta in maniera diversa questo tema: cerca di non cadere troppo nel tragico, o comunque evita di farlo nel momento in cui è possibile farlo, così come cerca di "addolcire" questa piaga sociale con l'umorismo, forse un umorismo un pò amaro, ma pur sempre umorismo.
La storia parla di due giovani malati di AIDS, entrambi con una famiglia alle spalle e che decidono di abbandonare per coltivare la passione che è nata tra di loro, con il fine ultimo di sposarsi. Nonostante le difficoltà, dopo una serie di incontri illeciti, ci riusciranno.
è interessante notare la continua presenza del colore rosso: il rosso che distingue una delle protagoniste all'interno del villaggio, il rosso dei documenti del matrimonio, il rosso del vestito della protagonista, il rosso della carta delle caramelle e naturalmente il rosso del sangue che si vede scorrere da dietro la porta.
Film interessante, commuovente, che fa luce su uno dei tanti problemi sociali che va a colpire le zone rurali cinesi, il tutto nato per un principio ben più futile: il business.
Avendo lavorato nella passata edizione dell'Asiatica Filmmediale, Incontri con il Cinema Asiatico, ho avuto la possibilità di conoscere (ma di vedere ben poco) numerosi film e documentari asiatici appartenenti soprattutto al cinema indipendente. A vincere il premio come Miglior Lungometraggio 2012 è stato Here,Then (Bi Shi Ci Di) del regista cinese Mao Mao.
Incuriosita, ho deciso di vederlo e l'ho visto con una raccomandazione nella mia mente che mi è stata fatta dal regista stesso: "è noioso!" Un regista che arriva a definire il suo stesso film noioso, mi lascia riflettere, ma non è il primo: molti prima di lui hanno "rinnegato" alcuni dei propri lavori. Ecco, dopo aver visto questo film, ho pensato "Beh, non aveva tutti i torti". Con questo non voglio affermare che "Here, Then" fosse una completa delusione, ma per vederlo bisogna armarsi di una buona dose di pazienza e anche di una tazza di caffè. Questo film di un'ora e trentasetta minuti si presenta come un susseguirsi di scene lunghe, poco movimentate con un dialogo che in totale durerà si e no 5 minuti (nell'intero film). Non che io ami i film d'azione, assolutamente. ma l'eccesso di formalismo spesso ha un esito negativo. Non nego che nel film ci siano scene, inquadrature particolari e molto belle, anche il gioco che il regista spesso usa tra lo sfocato e la messa a fuoco...però spesso non riuscivo a trovare una continuità logica e razionale tra una scena e l'altra.
Comunque sia, il film tratta dei drammi dei ragazzi cinesi di oggi: c'è chi abbandona la campagna per dirigersi nella grande metropoli pechinese, ritrovandosi a fare la prostituta, chi si lascia e decide di avere una storia con un uomo sposato, chi, deluso dall'amore, decide didar sfoco alla sua rabbia tramite uno stupro.
Non nego che i temi trattati siano estremamente interessanti, soprattutto se si fa riferimento ad una società, come quella cinese, in rapida evoluzione, un'evoluzione che spesso porta allo spaseamento e alla mancanza di sostegno e speranze, ma, a parer mio, se il simpaticissimo (dico davvero) Mao Mao avesse evitato di eccedere nel formalismo e di utilizzare un pò più di razionalità sarebbe stato meglio. Certo, io non sono nessuno, nè tanto meno un'esperta per poter giudicare un film, si tratta solo di un mio parere.
Forse molti non lo condivideranno, anzi è così, dato che ha vinto già numerosi premi. Mao Mao non è stato di certo il primo a fare film di questo genere, anche altri grandi artisti ne hanno fatti, ma quando si decide di intraprendere la strada del "particolarismo", bisogna essere sempre accompagnati da una profonda poeticità, altrimenti il film rischia di perdere la propria sostanza.
Nonostante non abbia apprezzato pienamente questo film, consiglierei comunque a tutti di vederlo e soprattutto è da riconoscere una cosa a Mao Mao, così come agli attori del film e al prodottore: dopo aver vinto il premio e dopo che il festival è terminato, tutti loro sono rimasti a festeggiare con noi, "poveri lavoratori" del festival,offrendoci da bare e condividendo la loro gioia. Perciò...GRANDE MAO MAO
HONG KONG EXPRESS di Wong Kar-wai: manie e pregi a descrivere la maliconia nella caotica città di Hong Kong
Enorme, ma allo stesso tempo soffocante: è l'Hong Kong tutta particolare di Wong Kar-wai a fare da scenografia a questo film del 1994. Un film dove due storie apparentemente disgiunte si intrecciano, invece, in quella che è una trama fatta di amori, delusioni e una più crude malanconia.
Primo racconto: una misteriosa donna si aggira nell'oscurità della metropoli cinese, scappa da qualcuno. Da chi di preciso e per quale motivo? assistiamo alla corsa di questa donna tra i luoghi impervi di Hong Kong, armata. Lungo il suo tragitto incontra, sfiora,fino a ritrovarsi a bere nello stesso bar, l'agente Apu.Egli cerca di sfuggire da qualcos'altro: una delusione amorosa che si trasforma in una mania bizzarra, mangiare scatole di ananas che scadono il 1 maggio.
Ed ecco introdotto il secondo racconto: anche qui un poliziotto afflitto da una delusione amorosa si sfoga consolando gli oggetti di casa che considera tristi per l'abbandono della fidanzata. Quest'ultima prima di abbandonarlo ha lasciato le chiavi all'inserviente di un locale, innamorata segretamente del poliziotto e che usa per entrare in casa sua e conoscerlo tramite gli oggetti lì presenti, quelli stessi oggetti tanto consolati dall'uomo.
Sono queste manie, queste relazioni non svelate ha rendere profondi i
sentimenti dei personaggi di Wong Kar-wai: nessuna scena di sesso, nessun bacio, nessun
contatto fisico, ma è l'atmosfera che li avvolge a mostrarci e a farci comprendere più di quello
che si può vedere direttamente.
Come tutti i film di Wong Kar-wai, ciò che affascina di più è la selezione di musiche che in parte ci riportano al nostro mondo occidentale, ma che rimangono comunque esotiche, o ancor meglio asiatiche, grazie agli scenari e ai personaggi tipicamente cinesi: da "Dreams", rifacimento dell'omonima canzone dei Cranberries a "California Dreamin'" dei The Mamas & The Papas.